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Utente: derocco
Nome: Francesco Martone
Senatore - Regione di elezione: Sardegna- con Rifonazione Comunista - Sinistra Europea Capogruppo della 3ª Commissione permanente (Esteri) Contatti: m.tettoni@senato.it Nato il 10 maggio 1961 a Roma - Laureato in diritto internazionale, interprete traduttore. Da 13 anni impegnato nel mondo non-governativo ed ambientalista. Dal 1988 al 1995 ha lavorato per Greenpeace International. Membro della delegazione del governo italiano alla Conferenza di Rio 1992, imbarcato varie volte sulle navi di Greenpeace, nel Mediterraneo ed in Siberia. Ha collaborato con la Campagna Nord-Sud, Sopravvivenza dei Popoli, Biosfera, Debito, socio fondatore di una associazione ambientalista internazionale che lavora sulle foreste tropicali. Per tre anni Presidente di Greenpeace Italia, ha fondato nel 1995 e coordinato per 6 anni la Campagna per la Riforma della Banca mondiale. E' stato membro del comitato scientifico della Campagna "Sdebitarsi", e promotore della rete di Lilliput. E' membro del consiglio editoriale di Aprile e della giunta direttiva di MegaChip

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venerdì, 08 febbraio 2008

Il diritto dell'ONU naufraga a Pristina

Di Francesco Martone (*)

da Il Manifesto, 8 febbraio 2008

Parafrasando Zygmun Bauman, si direbbe che nel mondo del dopo-11 settembre la sovranità ed il diritto internazionale si siano trasformati in principi e concetti "liquidi", manipolabili alla bisogna a seconda degli interessi di parte, in un esercizio di "giurisprudenza creativa" nella quale è la prassi, ("gli eventi ineluttabili") a reintepretare e produrre diritto, e non viceversa. Lo avevamo visto nella guerra preventiva all’Iraq, nell’intervento e nella legittimazione ex-post della guerra in Afghanistan. Assistiamo allo stesso copione ora in Kosovo.; L’Italia si affretta ad allinearsi a riconoscere con grande solerzia l’indipendenza unilaterale della provincia serba. Si dice per non mettere a repentaglio i nostri soldati, per tenere "unita" la voce dell’Europa, per "accompagnare" un evento ineluttabile, quello della creazione di uno stato su base etnica nel cuore dei Balcani. Un precedente rischioso per la tenuta del diritto, e la credibilità di Nazioni Unite ed Unione Europea. Ciononostante, l’Italia si appresta ad inviare anche un nutrito contingente di civili e polizia nella missione europea di polizia, la prima e più grande, della storia della PESD. A chi ne contesta la base legale, giacché non prevista in alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, viene detto che quella missione è giustificata da un processo nato nel solco della risoluzione 1244 e del piano Aathisaari, dimenticando che quel piano è stato poi riposto in un cassetto. Altra interpretazione che circola nelle cancellerie è quella secondo la quale la 1244 avrebbe come obiettivo primario la stabilità e la pace nei Balcani e che qualsiasi iniziativa internazionale, quale quella del contingente PESD, sarebbe giustificata da questo obiettivo primario. Lo scenario più concreto che si sta delineando sarebbe ancor più singolare. Il Segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon inviterebbe l’Europa a mandare una sua missione PESD per sostituire gradualmente la missione UNMIK. Se così fosse il Segretario generale dell’ONU potrà d’ora in poi reinterpretare ed emendare risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Di recente anche l’Olanda ha contestato la fondatezza giuridica della missone PESD alla quale parteciperebbero circa 200 effettivi italiani , su un totale di 1800 effettivi circa per un costo annuo di 165 milioni di euro. E’ come se in Kosovo si stia testando la possibilità di un nuovo assetto operativo della comunità internazionale in aree instabili o di conflitto. L’Unione Europea si prenderebbe cura della sicurezza civile, e della ricostruzione "politica", la NATO di quella militare, quasi ad operare come il braccio armato delle Nazioni Unite. Un’ idea, quest’ultima, ricorrente nelle parole del Ministro D’Alema, uno schema che si potrebbe ripetere anche in Afghanistan, se la UE e la NATO riusciranno in Kosovo a superare la loro incomunicabilità. L’indipendenza del Kosovo si intreccia con altri eventi, con la dura reazione del governo serbo alla proposta europea di aiuto e di accordo di accessione, la cui accettazione è vista come un tacito sostegno all’indipendenza della provincia ad etnìa albanese, e con la riunione informale dei ministri della difesa della NATO a Vilnius. Kosovo ed Afghanistan sono all’ordine del giorno in una riunione dove la NATO farà i conti con le proprie tensioni interne e la propria incapacità di fornire sicurezza a livello globale, a partire dall’Afghanistan. Meglio allora chiudere la partita del Kosovo, teatro del primo vero intervento NATO del dopo guerra fredda, un passato scomodo da archiviare una volta per tutte.

(*) Senatore, PRC-SE


postato da: derocco alle ore 10:07 | link | commenti
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