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Da Rosso di Sera online - Marzo 2008
Commento sulla questione kurda, in particolare sulle ultime operazioni militari turche in terirtorio iracheno.
Di Francesco Martone
La stampa turca riporta indiscrezioni secondo le quali la campagna militare sferrata oltre una settimana fa dalle forze armate turche nel territorio del Kurdistan irakeno sarebbe prossima alla conclusione. E’ stata, secondo gli osservatori, la più imponente operazone via terra degli ultimi anni, compiuta oltrefrontiera per identificare e colpire le basi del PKK, Partito Comunista Kurdo. Non è ancora chiaro se l’esercito turco intenda o meno ritirarsi del tutto, lasciare un corridorio di sicurezza lungo la linea di confine per prevenire nuovi atacchi del PKK o costituire alcune basi temporanee in territorio kurdo irakeno. ;Certo è che questa nuova operazione militare avviene in uno scenario politico complesso, che riguarda non solo la situazione kurda nel suo insieme ma tutto l’equilibrio nella regione, il ruolo degli Stati Uniti, e l’assetto politico dell’Irak.
Per quanto concerne la questione Kurda, il rilancio dell’opzione militare da parte di Ankara è stato reso possible dal tacito avallo degli Stati Uniti, ma anche dalla timidezza dell’Europa nel riconoscere l’esistenza di un conflitto all’interno della Turchia e pertanto a porre la questione kurda e dell’occupazione militare turca sul tavolo della trattativa per il negoziato di accessione UE-Turchia. Gli Stati Uniti per loro conto non hanno ritenuto opportuno interferire con i piani di Ankara e con le operazioni militari che in realtà si sono potute avvalere anche del supporto informativo dell’intelligence di Washington. In quanto alleato NATO la Turchia non avrebbe avuto alcun obbligo a chiedere il permesso agli USA anche se questi restano i principali responsabili per la tutela e l’integrità territoriale dell’Iraq. Insomma una questione delicata questa del rapporto tra Turchia , NATO e Stati Uniti, che si sviluppa in un momento di grande crisi della Alleanza Atlantica. Ankara è inoltre convinta che grazie al sostegno dato nel corso delle scorse elezioni al partito di Erdogan, AKP, anche nele regioni ad etnia kurda, si possa procedere con disinvoltura ad un incremento della pressione militare oltreconfine, interpretando l’ultimo risultato elettorale come una sorta di "delegittimazione" del PKK Così facendo vengono confuse ad arte due questioni, quella di una ipotetica e sedicente lotta al terrorismo con la questione dei diritti inalienabili del popolo kurdo, oggetto da decenni di una dura occupazione militare e di una campagna di sradicamento della propria storia, cultura ed identità. Per molti osservatori poi l’ultima operazione turca in Kurdistan irakeno avrebbe ad oggetto anche il leader Kurdo irakeno Barzani, ultranazionalista e paladino del Grande Kurdistan, (a differenza del moderato Talabani) e che di recente ha accusato proprio i turchi di voler attaccare non tanto il PKK ma l’etnia kurda in quanto tale. Certo è che la popolazioni kurdo-irakena non sembra gradire la presenza turca. A Bamerni, ad ovest di Amadiyah, la popolazione locale ha bloccato l’uscita da una caserma turca di un contingente corazzato intenzionato ad unirsi alle operazioni di guerra.
