ecogiustizia

informazioni su ambiente, pace, diritti umani

CHI SONO

Utente: derocco
Nome: Francesco Martone
Senatore - Regione di elezione: Sardegna- con Rifonazione Comunista - Sinistra Europea Capogruppo della 3ª Commissione permanente (Esteri) Contatti: m.tettoni@senato.it Nato il 10 maggio 1961 a Roma - Laureato in diritto internazionale, interprete traduttore. Da 13 anni impegnato nel mondo non-governativo ed ambientalista. Dal 1988 al 1995 ha lavorato per Greenpeace International. Membro della delegazione del governo italiano alla Conferenza di Rio 1992, imbarcato varie volte sulle navi di Greenpeace, nel Mediterraneo ed in Siberia. Ha collaborato con la Campagna Nord-Sud, Sopravvivenza dei Popoli, Biosfera, Debito, socio fondatore di una associazione ambientalista internazionale che lavora sulle foreste tropicali. Per tre anni Presidente di Greenpeace Italia, ha fondato nel 1995 e coordinato per 6 anni la Campagna per la Riforma della Banca mondiale. E' stato membro del comitato scientifico della Campagna "Sdebitarsi", e promotore della rete di Lilliput. E' membro del consiglio editoriale di Aprile e della giunta direttiva di MegaChip

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---

Categorie

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 04 marzo 2008

Da Rosso di Sera online - Marzo 2008

Commento sulla questione kurda, in particolare sulle ultime operazioni militari turche in terirtorio iracheno.

Di Francesco Martone

La stampa turca riporta indiscrezioni secondo le quali la campagna militare sferrata oltre una settimana fa dalle forze armate turche nel territorio del Kurdistan irakeno sarebbe prossima alla conclusione. E’ stata, secondo gli osservatori, la più imponente operazone via terra degli ultimi anni, compiuta oltrefrontiera per identificare e colpire le basi del PKK, Partito Comunista Kurdo. Non è ancora chiaro se l’esercito turco intenda o meno ritirarsi del tutto, lasciare un corridorio di sicurezza lungo la linea di confine per prevenire nuovi atacchi del PKK o costituire alcune basi temporanee in territorio kurdo irakeno. ;Certo è che questa nuova operazione militare avviene in uno scenario politico complesso, che riguarda non solo la situazione kurda nel suo insieme ma tutto l’equilibrio nella regione, il ruolo degli Stati Uniti, e l’assetto politico dell’Irak.

Per quanto concerne la questione Kurda, il rilancio dell’opzione militare da parte di Ankara è stato reso possible dal tacito avallo degli Stati Uniti, ma anche dalla timidezza dell’Europa nel riconoscere l’esistenza di un conflitto all’interno della Turchia e pertanto a porre la questione kurda e dell’occupazione militare turca sul tavolo della trattativa per il negoziato di accessione UE-Turchia. Gli Stati Uniti per loro conto non hanno ritenuto opportuno interferire con i piani di Ankara e con le operazioni militari che in realtà si sono potute avvalere anche del supporto informativo dell’intelligence di Washington. In quanto alleato NATO la Turchia non avrebbe avuto alcun obbligo a chiedere il permesso agli USA anche se questi restano i principali responsabili per la tutela e l’integrità territoriale dell’Iraq. Insomma una questione delicata questa del rapporto tra Turchia , NATO e Stati Uniti, che si sviluppa in un momento di grande crisi della Alleanza Atlantica. Ankara è inoltre convinta che grazie al sostegno dato nel corso delle scorse elezioni al partito di Erdogan, AKP, anche nele regioni ad etnia kurda, si possa procedere con disinvoltura ad un incremento della pressione militare oltreconfine, interpretando l’ultimo risultato elettorale come una sorta di "delegittimazione" del PKK Così facendo vengono confuse ad arte due questioni, quella di una ipotetica e sedicente lotta al terrorismo con la questione dei diritti inalienabili del popolo kurdo, oggetto da decenni di una dura occupazione militare e di una campagna di sradicamento della propria storia, cultura ed identità. Per molti osservatori poi l’ultima operazione turca in Kurdistan irakeno avrebbe ad oggetto anche il leader Kurdo irakeno Barzani, ultranazionalista e paladino del Grande Kurdistan, (a differenza del moderato Talabani) e che di recente ha accusato proprio i turchi di voler attaccare non tanto il PKK ma l’etnia kurda in quanto tale. Certo è che la popolazioni kurdo-irakena non sembra gradire la presenza turca. A Bamerni, ad ovest di Amadiyah, la popolazione locale ha bloccato l’uscita da una caserma turca di un contingente corazzato intenzionato ad unirsi alle operazioni di guerra.


postato da: derocco alle ore 10:52 | link | commenti (1)
categorie:

Commenti
#1    11 Marzo 2008 - 17:22
 
Mi saprebbe dire cosa ha fatto in questi due anni per la nostra regione? Apprezzo il suo impegno in politica estera ma essendo stato lei l'unico senatore eletto in Sardegna per il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra europea avrei gradito un maggiore impegno verso coloro che la hanno votata. Ho avuto modo di conoscerla durante la sua breve campagna elettorale di due anni fa e si era impegnato ad essere un "senatore della Sardegna", compito al quale, mi dispiace ricordarglielo, non ha in nessun modo assolto.

Un giovane comunista sardo, suo (ex) elettore.
utente anonimo

Commenti